Most Wanted

Published on by rorisu ロリス

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Ci sono espressioni tipiche di ogni lingua, che all’inizio sembrano incomprensibili e si è assolutamente convinti di non riuscire mai e poi mai ad utilizzarle correttamente. In giapponese, che è una lingua tanto distante dalla nostra, questa è una verità ancora più vera. D’altronde la lingua è il mezzo principe tramite il quale le peculiarità culturali di un determinato popolo vengono tradotte in fatti, quindi le due cose non solo si trovano in stretto rapporto reciproco, ma addirittura si influenzano costantemente l’una con l’altra.

In questo post voglio parlare di un’espressione tipica della lingua giapponese che all’inizio mi risultava incomprensibile. La sentivo spesso pronunciare qui e là, in metropolitana o per strada, al ristorante o casualmente nelle conversazioni telefoniche unilaterali delle persone: “Yoyū ga nai”, dicevano. E io, armato di dizionario, cercavo e cercavo: “non c’è spazio”, “non c’è margine”, “non potersi permettere di”, ecc. Tutte traduzioni che mi lasciavano pieno di punti interrogativi giganti sopra la testa. In giapponese “~ga nai” indica l’assenza di qualcosa. Detto in maniera più spicciola, “non ho/ non c’è” qualcosa. In questo post vorrei parlare del grande assente nella vita di (quasi) tutti i giapponesi: il fantomatico yoyū.

Dunque, prima di arrivare a carpire l’essenza di questo concetto (e ce n’è voluto un po’), l’unica cosa che mi era chiara è che parecchia gente soffriva di un evidente deficit di questo yoyū. Dicecheè? (cit. Veronika). Non esiste miglior dizionario se non l’esperienza diretta.  Pian piano ho cominciato a intuire che questa espressione veniva utilizzata in contesti in cui io avrei detto semplicemente “non ho tempo”. “Non ho tempo di cucinare”, mi diceva sempre un mio amico. Eppure sta a casa tutto il giorno per studiare, avrà dieci minuti di tempo per farsi un pranzo al volo! Mi resi conto allora che interpretare il concetto di “yoyū ga nai” come “l’insufficienza di tempo” per fare qualcosa non fosse soddisfacente.  Non del tutto almeno. Non era il tempo che mancava al mio amico che, studente, rimaneva spesso in casa propria a studiare. Si trattava di altro, di qualcosa di ben più profondo. Stiamo parlando dello spazio interiore di ognuno di noi, della nostra capacità di incamerare ed elaborare nuovi input, di accogliere di buon grado una data attività.

Essere a corto di yoyū equivale all’impossibilità di intraprendere qualcosa che sia in conflitto, o semplicemente in aggiunta, a ciò che è percepito come la massima priorità. Come detto già in altri post, la priorità massima di ogni giapponese è portare a termine con successo il proprio ruolo sociale, che si tratti dell’essere studente, lavoratore, marito, moglie, ecc… In relazione a ciò, potremmo immaginare le persone come delle bottiglie vuote di grandezze variabili. A prescindere dalla capienza di ognuno, quando il contenuto raggiunge l’orlo della bottiglia e si arriva al massimo della propria capacità, non si dispone più del sufficiente yoyū per “accettare ulteriori stimoli esterni”. Potrei forse correre il rischio di sovra-interpretare questo concetto, ma ho le mie ragioni per credere che nella cultura giapponese non esista a priori il fatto di accettare qualcosa, metterselo in tasca, ringraziare e andarsene. Ogni volta che si “riceve” è necessario restituire qualcos’altro al donatore in termini di attenzioni emotive o materiali, e il pensiero di aver contratto un obbligo verso qualcuno indica un immediato innalzamento del livello all’interno della nostra famosa bottiglia e contestualmente una “perdita virtuale” di yoyū. Una quantità non indifferente di relazioni sentimentali in Giappone cessano perché “yoyū ga nai”, essendo troppo impegnati con il lavoro o lo studio.  Visto che yoyū ga nai,  capita che ci si veda poco. Capita anche che, nei periodi peggiori, ci si veda ma si pensi ad altro, perché yoyū ga nai. Oppure, quando si hanno molte spese da affrontare non si può andare in vacanza perché yoyū ga nai. E con questo ultimo esempio abbiamo slegato del tutto l’equivalenza tra il fatto di non possedere yoyū e la mera “mancanza di tempo”.

Se spesso si può tradurre in italiano l’espressione yoyū ga nai con “non ho tempo/modo di…” senza grossi stravolgimenti nel significato della frase, è anche vero che con questa traduzione approssimativa ci perdiamo per strada il dilemma interiore che vive la persona di fronte a noi, la bottiglia piena fino all’orlo che rischia di traboccare alla prima goccia di troppo.

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外国語の勉強を始めるにあたって、徐々にその言語の構成に親しみながら一段と進歩したり、すると思うのですが、初期はなかなか聞き分けることができない音ばっかりですよね。勉強すればするほど少しずつ上手になってその言語の特殊な言い回しや慣用表現、ことわざなどとの接触の機会が増えていく中で、一語一句が理解できても「意味をなさない」、という生憎の結果になって意気消沈。心当たりがある人には解ると思うのです。「言葉」ってある民族の個性や正体を晒す最も効果的な手段だし、「言葉」と「文化」は相互関係であって互いに影響を与え合うのではないかと思う。

今回は日本語特有の表現に対する自分の感想を紹介したいなと思ったのです。当初は買い物や散歩のとき、レストランや飲み屋で、あっちこっち耳にしていても意味が全く通じなかった表現です。語彙の意味が分かっていてもやっぱりニュアンスというか、意味合いをつかむことができなくて、「なってないな」とずっと思っていたのです。今週の投稿テーマは「日本のモスト・ウォンテッド:行方不明になったヨユウ」です。ぜひ、最後まで読んでください!~☆

日々道を歩いたり、行列に並んだり、通話中の人の一方通行の会話だけでも聞いたり、必ず「ヨユウガナイ」とみんな言っているのじゃないかって思うようになった。「~がない」って一年生のときの日本語教科書の第1課で学んだ文形だけあってもちろんその意味が分かっていたのだが、「ヨユウ」ってなんだろうと。辞書を引いてみたんだけれど、「余裕」というのは「margin, space, time」くらいしか出てこなくて、その結果頭上に太くて大きい疑問符を浮かべてばっかりで、さらに混乱してしまったのだ。日本に住んで間もない頃は「ごめん、いま余裕が無い」と何回か言われたことがあって、なんか「時間が無い」と似たような表現なんじゃないかって思っていたのですが、ある日「車買う余裕がないな」と友達がいってきたら「あら、時間がないからといって車買えないわけじゃないだろう」とパッとひらめいて「余裕」って必ずしも時間のことを指すとは限らないんだ!と。

それをきっかけに、「余裕がない」が用いられた場面をもっと詳しく考慮してみたところ、頭の中でイメージを描き出すように、人間のことを空っぽのペットボトルとして考え始めました。全くなじみの無かったこの表現の全体像をそれとなく把握してきたのだ。みんなは約束をしたり、用事が入ったり、出来ちゃった恩を返すことで精一杯でしょう。忙しくなった分だけ、自分の余裕の供給を指す空っぽのペットボトルの中に段々液体が注がれていくと、やがてへりまでいっぱになってしまってそれ以上無理やりペットボトルの中に液体を注ぎ入れてみても溢れ出してくると同じように、それ以上予定を入れる「スペース」がなくそれ以上周囲の人々との係りを持ちづらくなる、それ以上気を配ることが不可能という事態になるでしょう。要するに、「余裕がない」状態になる。用事を済ませるに従って少し「余裕が出来た」という気持ちと同じく、我々は喉がからからに渇いている時に液体を摂取したくなり、先ほどのペットボトルから喉が渇いた分だけ呑んで次の予定のために少しスペースを空けておくのだ。

「余裕がない」ときがあれば、「余裕がある」ときもありますが、あくまでも僕の意見ですが、日本人は「余裕がない」時の方が圧倒的に多い気がします。余裕の無さで人生の美しいものを見逃したり、貴重な関係を失ってしまったり、遠く住んでいる友達への年賀状やクリスマスカードとか書けなくなったり。恐らくイタリアに住んでいた頃も「余裕がない」的な時期があったに違いないけれど、その気持ちを言葉にするように、しっくりくる表現を知らなかっただけ。意識していないイタリア人はそういう気持ちを適当にぶつけて手っ取り早く自分自身を取り戻す。その反対にそのような辛い感情を語るぴったりの表現がある日本人にとって余裕の無さは深く根付いている概念となっているでしょう。何よりも自分自身の社会的役割を果たすために自分を犠牲にする日本人が偉いとは思うのですが、結局のところ社会って「人」から成り立っているものの、なぜ人間同士の繋がりは何となく二の次になるのだろうか。

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