Off With Their Heads!

Published on by rorisu ロリス

Off With Their Heads!

社 会とはたくさんの人がある場所を共有してそこに暮らすモノだ。みんなそれぞれ自分の役割を果たしたり、周囲の人々を重視して共存する。この定義はとりわけ 他人中心主義が染み込んでいる日本社会に当てはまるでしょう。首尾よく制限した空間をシェアして安定した社会を保守するために、好意や良い心がけだけでは なんともならないはずなのだ。結局は社会って「ルール」そのものやそれに賛同したことなどから成り立っているものなのではないか。

それで、例えばもしアリスちゃんは不思議な国に立ち寄ってきたんじゃなくて、その代わりに白ウサギの穴を通して日本にやってきたとしたら「ルールの国のアリ ス」になってしまっただろう!(しかし、日本のルールの大部分は暗黙のきまりというか不文律なので、日本におけるルールとアリスちゃんが白うさぎの穴に落下していった不思議 な国で通用している規則とはそんなに変わらないかもしれないんだが…。)さて、こんかいのポストなんですが、なぜ日本は日本なのかとか、なぜ日本社会はなんといってもばらばらにならないのかって、色々考えてみたのです。今回の投稿テーマは「ルールの国の日本における基礎中の基礎―『連帯責任』」!どうか、今日のエントリーも読んでく ださい!☆

日本人は幼い頃から周りに気を配ったり他人の邪魔にならないように、躾けられて育つものだ。要するに、子供たちは小さいときから帰属意識の大切さを教わって、「自分勝手な行動は皆に迷惑をかけることになる」というメッセージが強く伝わってくる。部活や学校生活で周囲の環境や他人のいわゆるパーソナルスペースを尊敬することを学習して大人になっても 同じ教訓を生かしていくでしょう。ある高校のバレー部の一員はタバコを吸っていることが見つかってしまったら、個人の罰なら停学などで終わるのだけれど、 部活の一員としての連帯責任では出場停止になる可能性もあるよね。したがって、自分の「悪い」行動のせいで友達が迷惑して心理的に辛いに違いない。また、飲み会やクラッブに遊びにいった後で車で帰る形だと、自分が飲酒運転なんてしないのはもちろんだけども連帯責任感が根付いているため、お酒を呑んだ周りの人にも絶対に運転させない。イタリアだったら、お酒 を飲んだ自分は運転しないとしても同じグループの人でお酒飲んぢゃった人でも「運転できるよ」といってみんなに「大丈夫っぽい」と判断されていたらその人に運転してもらうことがある。乗車する人全員にとって非常に危険な振る舞いにも拘らず、警察に止められて切符切られたら運転してくれた友達の負担だけになる。よく考えてみたら、この前マックドナルド・ジャパンのCEOであるカナダ出身のカサノーバ・サーラさんは社長としてマックドナルドさんを代表して腐った鶏肉による食中毒の事件できちんと謝罪しなかったため、「十分に責任を負っていない」マックドナルドの売り上げが大変減ってしまったらしい。外国人の考え方で問題が解決できたと思ったカサノーバは逆にちょうど日本風の連帯責任感の無さを表わす行為だったとしか思えないのだ。

現在「他 人の過ちの為に連帯責任を負うのは理不尽だ」と思う人がいるかも知れませんが、これが効果的で手っ取り早いんです。例えば、赤信号で道を渡る少年に赤信号で道を 渡るのが何故いけないかを説得することは難しいです。しかし少年の行為のせいで自動車や車などが迷惑していると説明してあげれば分かり易いはずです。と いっても、日本人の中でも「個人罰」の考え方がかなり普及し始めたようです。連帯責任って善し悪し、一概には何とも言えないんだけれど、組織や 規律を守るために大人の社会でもこうした縛りをかけることも有るのではないかと思います。

The Mad Hatter: "Would you like some wine?
Alice: "Yes..."
The Mad Hatter: "We haven't any and you're too young.

― Lewis Carroll, Alice in Wonderland

Una società fortemente allocentrica come quella giapponese, che pone al centro di essa gli altri a discapito del singolo ego, è una società fondata sull’importanza delle persone intorno a noi, e sul rispetto dei ruoli di ciascuno. Esistono numerose tipologie di “società” al mondo, ma questa è decisamente degna di tale nome, a partire dall’etimologia stessa della parola.

Per far funzionare una società che non cada in entropia in quattr’equattr’otto, sono ovviamente necessarie delle regole. Se Alice invece di farsi un fantastico trip nel Paese delle Meraviglie fosse giunta qui in Giappone, sarebbe stata Alice nel Paese delle Regole (in cui quelle scritte sono ben poche in confronto a quelle non scritte…). Nel marasma infinito di doveri con cui si ha a che fare quotidianamente, ho deciso di parlare in questo post della regola suprema che sta alla base dell’ordine pubblico giapponese. Perché il Giappone è il Giappone, così ordinato e rispettoso? Il segreto è quella cosa che i giapponesi chiamano rentaisekinin, o meglio “responsabilità collettiva”.

I giapponesi vengono istruiti sin da neonati al rispetto di tutte le cose. Al di là del sostrato filosofico che sta alla base di questo sentire, di cui parlerò in un’altra occasione, accontentiamoci di dire per ora che è di fondamentale importanza rispettare le regole, qualunque esse siano e a qualsiasi età. Appena i bambini accedono alla scuola elementare il senso di gruppo e quindi di società comincia ad attecchire in maniera sempre più stabile nel profondo di ogni individuo. Comportarsi in maniera non conforme alle regole si traduce in una punizione. Questo succede anche in Italia. Ma a differenze dell’Italia, in Giappone la punizione non riguarda il singolo, il “colpevole”, bensì tutto il gruppo di appartenenza. La chiave per vivere bene nella società adulta giapponese si trasmette costantemente e in maniera silenziosa sin dalla primissima infanzia, e si traduce nell’insegnamento fondamentale del “un tuo comportamento sbagliato reca disturbo agli altri”.

Si possono fare migliaia di esempi di questo tanto banale quanto prezioso e raro insegnamento. Ad esempio: la scuola TALDEITALI, come tutte le scuole dell’obbligo in Giappone, non ammette studenti fumatori (o tanto meno permette che consumino bevande alcoliche, in quanto illegale fino all'età di 20 anni). Supponiamo ora che all’interno della squadra di basket della scuola un paio di individui in realtà fumino di nascosto. Se vengono scoperti dagli organi addetti, subiscono una sospensione (individuale), ma l’intera squadra viene penalizzata in maniera più o meno severa anche con la squalifica dal torneo. La responsabilità di gruppo è un bene non più insegnato, bensì dato per scontato nella società adulta. Ad esempio: guidare in stato di ebbrezza è reato. Sì, anche in Italia. Ma a differenza dell’Italia, in Giappone tutte le persone a bordo del veicolo sono co-responsabili del reato commesso dal guidatore e sono sanzionabili tanto quanto la persona effettivamente alla volante. O ancora, in ambito lavorativo, in caso di fallimento di un sottoposto è il senpai (la persone più anziana e quindi esperta) o in alcuni casi l’azienda stessa a doversi assumere la responsabilità dell’errore.

Anche in Giappone ci sono opinioni contrastanti nei confronti della responsabilità di gruppo: con l’avanzata selvaggia dell’Occidentalizzazione molti si chiedono sempre più perché ci si debba assumere responsabilità di azioni di cui non siamo diretti artefici. Giusto o sbagliato che sia, è un metodo molto efficiente per tenere insieme un gruppo e per renderlo coeso al suo interno. Un concetto apparentemente banale, ma ancora decisamente illusorio in Italia. L’errore commesso dalla presidente di McDonal’s Japan, la canadese Sarah Casanova, è esemplare. La Casanova, ignorando questo aspetto fondamentale della società giapponese, non ha saputo assumersi le responsabilità di un drammatico errore operato dalla propria azienda (anche se per colpa di dinamiche non immediatamente dirette a McDonald's) e scusarsi per il fastidio recato ai consumatori, che effettivamente ne sono stati vittime avendo dovuto ingurgitare un lotto di pollo avariato proveniente dalla Cina. La responsabilità di gruppo serve a tenere alla larga l’incubo peggiore di ogni giapponese, ossia il recare disturbo o fastidio agli altri. E potrei dire di più: per evitare di sfigurare come gruppo di fronte agli occhi della gente (altro demone da evitare… a costo di morire) è importante che tutti i membri di una qualsiasi unità aggregativa percepiscano l’importanza di agire all’unisono senza danneggiare l’immagine degli altri, poiché – di riflesso – verrebbe seriamente compromessa anche la propria. E viceversa, in un processo speculare e strettamente reciproco, gli eccessi di uno segnano irrimediabilmente la reputazione di tutti gli altri.

Off With Their Heads!

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